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Giovanni Testori, intellettuale, critico d'arte, scrittore: subentra a Pier Paolo Pasolini...
Notizie Milano

Giovanni Testori, tra fede e bestemmia

Del 14/10/2013 di Lucia Conti - L'intellettuale milanese si nutre di dicotomie e contestazioni.

Giovanni Testori, storico dell'arte, poeta, drammaturgo, scrittore e critico letterario, è una figura controversa e decisamente tormentata del panorama culturale italiano.

Nato nel 1923, collabora giovanissimo con alcune riviste di gruppi universitari fascisti della Cattolica, occupandosi prevalentemente di arte contemporanea. Negli anni cinquanta organizza mostre e interagisce con Guttuso e Cassinari.

Come saggista è analitico, ma al tempo stesso innovativo, e i suoi scritti includono una serie di neologismi che fanno sì che anche il suo parlare della creatività altrui risulti, in ultima istanza, creativo. Il tema dell'originalità del linguaggio sarà in realtà sempre presente nelle sue opere, a volte fondendo elementi regionali a contaminazioni francesi ed inglesi e arrivando persino alla rielaborazione della prosa dei drammi shakespeariani, come nella Trilogia degli Scarrozzanti ("L'Ambleto", "Macbetto" ed "Edipus").

Come scrittore di narrativa (il suo primo libro, "Il dio di Roserio", esce per Einaudi), Testori focalizza la sua attenzione soprattutto sulla realtà milanese, fortemente caratterizzata sul piano geografico.

Il tema della fede lo segnerà profondamente, producendo una tensione che intreccia in modo isterico istanze contrapposte: bisogno di Dio ed iconoclastia, mistica della redenzione e fascino della carne, Manzoni e Caravaggio.

Come omosessuale e proprio in quanto cattolico, Testori è altrettanto problematico. Alla fine degli anni settanta matura una conversione che lo avvicina al gruppo di Comunione e Liberazione, da cui ritiene di sentirsi accolto "nonostante la condizione di omosessuale". Singolare il fatto che negli stessi anni subentri a Pier Paolo Pasolini sulle pagine de "Il corriere della sera", sostituendo un intellettuale altrettanto omosessuale, ma che aveva risolto il rapporto con la fede ridefinendo il senso del sacro attraverso una sensibilità sociale e una mistica degli "ultimi" non disgiunte, nel Pasolini saggista e analista politico, da una lucidissima capacità analitica, scevra di debolezze morali.

La sua più importante opera teatrale, l'"Arialda", suscita numerosi problemi e accuse di presunta oscenità, a causa dei suoi riferimenti scabrosi a della descrizione delle pulsioni omoerotiche di uno dei protagonisti. Ne viene proibita la rappresentazione e una serie di artisti, tra i quali il regista Luchino Visconti e gli attori Rina Morelli, Paolo Stoppa e Umberto Orsini, cercando di protestare presso il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, che tuttaviarifiuta di riceverli. L'opera debutterà proprio con la regia di Visconti nel 1961 e vedrà nel cast, oltre allo stesso Umberto Orsini, anche Pupella Maggio e Lucilla Morlacchi.
Stessa cosa accade con il monologo teatrale "In exitu", scritto per Franco Branciaroli e storia di un tossicodipendente omosessuale che si prostituisce a Milano e aspetta il momento conclusivo e fatale dell'overdose.

In questi giorni ricorre il ventennale della sua scomparsa e Milano gli dedica una mostra visitabile allo Spazio Oberdan fino al 3 novembre.

Categorie: Arte e cultura

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