Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Visitando questo sito accetti pienamente la nostra Privacy Policy.

Alighiero Boetti, uno degli esponenti dell'arte povera: lavora con il plexiglas, con l'ete...
Notizie Milano

Alighiero Boetti, catturare il presente

Del 24/09/2013 di Lucia Conti - L'arte vissuta attraverso un caleidoscopio di impulsi, stimoli e irruzioni della quotidianità.

Alighiero Boetti è uno dei nomi più insigni della corrente dell'arte povera, ma se ne stacca presto per sviluppare un'identità artistica orginale, che fa perno sui concetti di "paternità dell'opera" e "serialità" nell'arte.

Conformemente all'idealismo sessantottino, considera la pittura tradizionale come una forma di tradimento della realtà e rivendica la sua vicinanza alla cronaca e al flusso costante del presente, di cui si rende interprete e in qualche modo megafono. Tipiche in questo senso saranno le sue "Copertine", ricalchi a matita della prima pagina dei principali periodici di informazione di tutto il mondo.

La sua produzione è estremamente varia. Le sue letture e i suoi interessi spaziano dall'esoterismo a Paul Klee, dalla matematica alla musica, dalla filosofia all'alchimia, ama Herman Hesse e Luciano Fontana, è completamente autodidatta e approda all'arte dopo aver interotto gli studi di economia, ma mantiene sempre un approccio che si avvale dei numerosi stimoli ricevuti nel corso della vita.

Sono celebri i suoi arazzi, all'interno dei quali inserisce dei motti personali, ma anche la sua produzione "contaminata" dalla matematica, dalla geometria e dalla geografia. Colora un planisfero con acquerelli e pastelli, collocando le bandiere dei singoli Stati nei punti che le identificano geograficamente, cataloga i mille fiumi più lunghi del mondo e ne viene fuori un libro, disegna con la china, gioca con la sua immagine (il fotomontaggio "Gemelli", che spedisce a una cinquantina di amici sotto forma di cartolina postale, lo mostra mentre tiene per mano se stesso), lavora con il plexiglas, con l'eternit, con il gesso e con i congegni luminosi.

Realizza quindi una serie di opere con i francobolli, usandoli "come un artista usa un pennello o i pastelli", e dispone su una superficie quadrettata i bollini autoadesivi di un rotolo di venti metri.

A volte è il procedimento a coincidere con il risultato, come nella performance "Cimento dell'armonia e dell'invenzione", che vede l'artista ricalcare a matita i quadretti di venticinque fogli 70x50cm, o nel caso del video "Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo", in cui Boetti si mostra di spalle, intento a scrivere questa frase in modo speculare, con due mani.

La sua fortissima sensibilità extraeuropea ed extraoccidentale lo porta a viaggiare moltissimo. In Afghanistan inizia a ricamare su tessuto e a collaborare con gli artisti locali in un clima di reciproca influenza e arricchimento, fino a quando il Paese non diventerà inaccessibile.

Espone in tutto il mondo e nelle più grandi gallerie con notevole successo.

Negli anni ottanta comincia una collaborazione con "Il Manifesto", per il quale eseguirà un disegno al giorno.

Negli anni novanta realizza il grande Fregio per la Biennale di Venezia, altre opere individuali e corali, un grande mosaico contenente cinque tipologie di arco (romanico, gotico, a ogiva, a tutto sesto, islamico, bizantino e a ferro di cavallo) e nonostante gli venga diagnosticato un tumore, continua incessantemente a lavorare, inaugurando la mostra del Magasin e presenziando al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles con "Alighiero Boetti, origine et destination".

Muore nel 1994, ma continua ad essere omaggiato e ricordato come un riferimento importante e originalissimo dell'arte italiana contemporanea.

Categorie: Arte e cultura

Notizie Milano

Iscriviti alla newsletter

i campi con * sono obbligatori